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Guida · Imprese · 6 min di lettura

Cambiare commercialista: come si fa senza fermare l’azienda

Quando conviene farlo, come avviene il passaggio di deleghe e documenti e cosa chiedere al nuovo studio: la guida per le società che stanno valutando il cambio.

La cartellina di uno studio commercialista con i documenti di una società

Si può cambiare in qualsiasi momento

Nessuna norma obbliga una società a restare con lo stesso commercialista fino a fine anno. Il rapporto è un incarico professionale e può essere interrotto quando il cliente lo ritiene opportuno, nel rispetto degli accordi presi sul compenso per le attività già svolte.

La domanda giusta, quindi, non è se si può, ma come farlo senza creare buchi negli adempimenti. Con un minimo di metodo il passaggio è ordinario amministrazione; improvvisato a ridosso di una scadenza, diventa un problema.

I momenti migliori per farlo

  • Dopo l’approvazione del bilancio: l’esercizio precedente è chiuso e documentato, il nuovo studio parte da una base netta.
  • A inizio anno: la contabilità riparte da zero e il subentro è più lineare.
  • Subito, senza aspettare, quando il problema è serio: scadenze saltate, comunicazioni dell’Agenzia non gestite, impossibilità di ottenere risposte. In questi casi il ritardo costa più del disagio del cambio.

I periodi da evitare, se non c’è urgenza, sono quelli a ridosso delle scadenze più dense: giugno e luglio per i versamenti, novembre per gli acconti.

Cosa succede in concreto

Il passaggio si compone di pochi passaggi tecnici, che gestisce il nuovo studio:

  • Revoca e nuovo conferimento delle deleghe per il cassetto fiscale e per i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.
  • Subentro sugli intermediari telematici, per invii, fatturazione elettronica e cassetto previdenziale.
  • Acquisizione della contabilità: libri, registri IVA, cespiti, bilanci e dichiarazioni degli esercizi ancora accertabili.
  • Verifica degli adempimenti pendenti: cosa è stato inviato, cosa è stato versato, cosa resta da fare entro le scadenze imminenti.

Sul fronte documentale, il professionista uscente è tenuto a restituire la documentazione di proprietà del cliente. Nella pratica la collaborazione tra colleghi è la norma: è previsto dalle regole deontologiche e, semplicemente, conviene a tutti.

Le domande da fare al nuovo studio

Prima di decidere, vale la pena mettere sul tavolo quattro punti concreti:

  • Chi sarà il mio interlocutore? Il professionista che segue la pratica o un ufficio che cambia referente?
  • Come gestite le scadenze? Con quale anticipo arrivano gli F24 e le comunicazioni?
  • Cosa è compreso nel compenso e cosa viene conteggiato a parte?
  • Come intervenite prima delle decisioni rilevanti, e non solo per registrarle a posteriori?

Gli errori che complicano il passaggio

  • Interrompere il rapporto senza aver verificato quali adempimenti sono già stati eseguiti.
  • Lasciare in sospeso le questioni economiche con lo studio uscente: rallentano la collaborazione sul passaggio.
  • Non recuperare i file contabili in formato elaborabile, accontentandosi delle stampe.
  • Cambiare senza dire il perché: se il problema era la reperibilità o i tempi, va detto subito al nuovo studio, altrimenti si ripete.

Come lo gestiamo noi

Nel nostro studio il subentro segue sempre lo stesso schema: prima una ricognizione di cosa è stato fatto e cosa manca, poi il passaggio tecnico delle deleghe, infine un incontro in cui mettiamo in chiaro calendario degli adempimenti e modalità di lavoro per i mesi successivi. Nella maggior parte dei casi la società non si accorge del cambio, se non per il fatto che le risposte arrivano.

Dott. Flavio Fioretti
Dottore Commercialista · ODCEC Roma · Studio Fioretti, dal 1990 · Pubblicato il 28 luglio 2026

Contenuto informativo di carattere generale, aggiornato alla data di pubblicazione: non sostituisce una consulenza sul caso concreto. Aliquote, soglie e scadenze possono cambiare.